Troppe ombre sul “Children’s Hospital” di Palermo

Troppe ombre sul “Children’s Hospital” di Palermo

ONLINENEWS 
11 SETTEMBRE 2017

Troppe ombre sul “Children’s Hospital”, opera “fantasma”.
A Palermo gettati 53 milioni di euro
di Antonio Fiasconaro

Ecco come finiscono i fondi nella sanità siciliana. Opere incompiute, speranze disilluse. Si potrebbe sintetizzare così quanto sta accadendo a Fondo Malatacca a Palermo. Ai piedi di due grandi gru, si ergono le opere in acciaio, di quello che sarebbe dovuto essere uno dei fiori all’occhiello della sanità siciliana, in tema di assistenza pediatrica. Stiamo parlando dell’Ismep (Istituto Mediterraneo di eccellenza pediatrica) su cui la Regione aveva scommesso finanziando l’opera con circa 53milioni di euro. Ormai da oltre un anno e mezzo il cantiere è deserto. Fermi i lavori e non ci sono più nemmeno i vigilantes all’ingresso. Tutto rimane desolatamente silenzioso. E dire che il 19 maggio 2012, cioè cinque anni fa, questa la data perentoria “imposta” dall’allora assessore per la Salute, Massimo Russo, nel giorno della posa della prima pietra il 18 maggio 2010, per completare le opere di quello che prima si sarebbe dovuto chiamare Cemi (Centro di eccellenza materno infantile) che sarebbe sorto in un’area di 38mila metri quadrati a “Fondo Malatacca”, adiacente all’ospedale Cervello. Questa data, ahinoi! non è stata rispettata, anzi si sono abbattute sull’iter delle opere una serie di disavventure. Prima il fallimento della ditta che si era aggiudicato l’appalto per la costruzione del Cemi, aggiudicato il 10 febbraio 2009 dall’azienda ospedaliera Civico di Palermo all’Ati Cir Costruzione Spa con sede a Ferrara. Si fermano i lavori per circa un anno e dopo subentra un’altra ditta che inizia le prime opere e poi, improvvisamente, mentre si consumano nei mesi tra varianti, perizie, intoppi burocratici e tante promesse da marinaio, sembra che anche questa abbia gettato la spugna. Ha fatto in tempo a realizzare alcuni edifici in acciaio e consolidato le pareti rocciose di un costone vicino e poi il silenzio. La chiusura del cantiere e con esso la speranza di vedere un giorno l’opera completata, benché da più parti, assessorato regionale alla Salute compreso, continuano a ribadire che il tanto atteso Ismep potrebbe aprire i battenti all’inizio del 2018. Sarà vero? O si tratta ancora una volta di promesse e di un traguardo, guardando ancora quello che deve essere realizzato, difficilmente raggiungibile? Diremmo proprio di sì. Ci troviamo, infatti, di fronte a grandi impalcature di cemento e acciaio in un’area desolatamente diventata un deserto, dove il silenzio regna sovrano, su tutto. Una cosa è certa, l’azienda ospedaliera a cui è stata assegnata l’opera, l’Arnas Civico, ha pure pensato di battezzare l’Istituto chiamandolo “Children’s Hospital” Sulla vicenda ha puntato i riflettori anche il Movimento Cinque Stelle che vuole vederci chiaro. I deputati Giulia Di Vita (Camera) e Giorgio Ciaccio (Ars), che prima hanno interrogato ministro ed assessore alla Salute e poi hanno messo nero su bianco tutta la storia a partire dal 2002, quando l’Ismep, allora Cemi cominciò la sua infelice avventura. I due deputati chiedono puntuali indagini e se è possibile ravvisare “profili di illiceità penale” ed eventuali danni erariali. «Ci sono – afferma Giulia Di Vita – troppe zone d’ombra nella vicenda e che vanno chiarite all’intera collettività siciliana. Anche e soprattutto per il fatto che la mancata realizzazione dell’opera continua a lasciare un vuoto sanitario che costringe le famiglie siciliane a costosi e disumani viaggi della speranza in cerca di cure lontano dalla Sicilia. Nel solo 2014 – secondo l’ultimo rapporto sulle schede di dimissioni ospedaliere – la Sicilia ha perso per le cure dei malati siciliani, non solo bambini, oltre 175 milioni di euro». Il Cemi, di cui l’Ismep ha preso il posto, doveva essere uno dei tre centri di eccellenza previsti dall’accordo di programma del 18 aprile del 2002 tra ministero della Salute, quello dell’Economia e Regione Siciliana. Il progetto contemplava pure la realizzazione del Centro di eccellenza oncologico di Messina e quello del centro di eccellenza ortopedico di Catania. «Altro che eccellenze – commenta la Di Vita – attualmente per l’assistenza ai bambini non siamo nemmeno al minimo sindacale». Di Vita ha scritto pure all’Autorità nazionale anticorruzione per capire se «possano ritenersi sussistenti eventuali profili di illegittimità, d’incompatibilità o d’inconferibilità ai sensi della vigente normativa anticorruzione». Sarebbe dovuto essere un Centro di eccellenza integrandolo con l’attuale ospedale pediatrico “Di Cristina” per un totale di 278 posti letto: 240 per acuti, 38 per post-acuti, lungodegenza e 20 posti letto Suap (speciali unità accoglienza permanente). Sulla carta avrebbe dovuto ospitare al suo interno diverse aree specialistiche tra le quali neuropsichiatria, endocrinologia, cardiochirurgia, cardiologia, pneumologia e fibrosi cistica, malattie metaboliche e rare, terapia intensiva, oncoematologia e centro trapianti. Ed in cima all’edificio centrale, anche un pronto soccorso con elisuperfice, simile a quelli che ammiriamo nei film americani. Tutto bello. Anzi affascinante. Peccato però, che al momento ci troviamo di fronte ad un ospedale “fantasma”.